
SCRIVI STORIE
Se anche tu hai
provato almeno una volta a risolvere il mistero
dell'Unicorno Nero ...
... allora, racconta la tua avventura !!!
I RACCONTI
ADAM MC. KLURC
Avventuriero
Faceva molto freddo fuori dai vetri della locanda. Servivano minestre di farro e
del buon sidro, per non parlare dell’ottimo idromele di cui ne era famosa
l’unicorno nero. Non feci a tempo di concludere il pasto caldo che fui invitato
a raccontare la mia recente avventura nell’Isola.
"E' passata circa una settimana ormai, le mie stanche ossa risentono ancora di
quell'esperienza. Presi la mia imbarcazione e mi diressi verso l'isola... le mie
orecchie ne avevano sentite tante di essa, ma ne volevo saper di più
personalmente. Il viaggio fu breve, circa mezzora per giungere all'Entrata
dell'isola. Si, sembrava quasi una vera entrata, l'unico posto dove si poteva
sbarcare tranquillamente senza doversi ritrovare in mezzo agli scogli o ad
asprezze varie. L'isola sembrava abbracciare una piccola parte di mare , proprio
quello era il punto di sbarco. Qualcosa di insolito aveva colto la mia
attenzione: due enormi volti erano scolpiti all'estremità di queste braccia.
Raffigurava un volto umano, vissuto: i due grandi occhi di nera pietra mi
colpirono particolarmente. I lineamenti della bocca e del naso erano ben
scolpiti, un viso forte sembrava, rimasi stupito dalla maestosità di codeste
opere. Opere si, sembravano esser scolpite da un artista.
Ma come un uomo avrebbe potuto compiere una cosa simile. Una tale altezza, una
tale dimensione, può essere stata opera umana?
Stavo sorpassando quel punto quando udii una voce grava. Pronunciava qualcosa di
strano non capii. Probabilmente era solo frutto della mia immaginazione. No! Non
era un semplice rumore, cresceva sempre di più nella mia testa. Accidenti
proveniva proprio da quei volti!!! Il vento aumentava costantemente ed anche il
mare sembrava in collera con me. Cosa potevo fare?! La paura cresceva dentro di
me... Ebbene si anche un avventuriero come me ebbe paura. Tornai indietro.
ARKHIL
Il barcaiolo
Come ogni sera mi ritrovavo di fronte ad un bicchiere di vino. Questa volta però
anch’ io avevo qualcosa da raccontare.
“Siete venuti a sapere anche voi di quel che mi è successo poco tempo fa?!
Si si, ve lo ricordate quell’uomo che voleva andare a visitare l'isola: ebbene
lo scortai con la mia imbarcazione. Parlai con Lui per poco tempo, ma non seppi
i suoi progetti in quel posto maledetto.
Passammo l’ormai famosa entrata, finché giungemmo sulla costa sabbiosa
dell’isola. L’uomo scese e con un sol gesto mi licenziò. Mi allontanai di poco e
mi accorsi che aveva lasciato un piccolo sacco sulla mia barca. Cambiai rotta
per restituire l’oggetto dimenticato, ma l'uomo era già sparito dalla mia vista.
Mi riavvicinai alla riva e attraccai la mia piccola barca. Scesi e seguii le sue
tracce. Mi avventurai per la spaccatura della montagna: la terra era di color
ambra, il forte vento mi gettava negli occhi la sabbia e faceva rotolare i
piccoli frammenti di roccia giù a valle.
Dal mio lato destro improvvisamente caddero frammenti…ma non tirava il vento da
quella parte. Alzai lo sguardo incuriosito: vidi qualcosa dalla forma umana,
ricoperto di un pelo color ocra, che con due bracciate risalì due volte due
metri di roccia, fino a sparire dietro l’altura.
Io, coraggiosamente urlai :<< Chi seiii??!!>>. Dannato chi me lo fece dire. Poco
dopo infatti un’enorme roccia contundente stava sorvolando la mia testa. Il
masso volò roteando accompagnato da un urlo disumano che echeggiò per tutta
l’isola. La roccia scagliata si schiantò sul lato sinistro della salita con la
forza di venti guerrieri.
Fuggi allora a più non posso…ma solo perchè non avevo alcun arma con cui
uccidere l’enorme e abominevole creatura.
Giurai a me stesso che sarei tornato per riprendermi l’onore…BASTARDO! "
EDGAR, DOIL, STAN
Frequentatori della locanda
Quella sera ci trovavamo al solito tavolo.
Stan posò il boccale e arricciò i suoi lunghi baffi neri con la mano, "Edgar ,
Doil, ricordate ancora la storia del Traditore?!" Uno dei due rispose "Si, ne ho
vaghi ricordi...ma tenterò di raccontarlo: quell'uomo...come si chiamava.. si
ecco, il Filibustiere. Era partito per quell'isola con due compagni, una donna e
un ragazzo.
Erano alla ricerca di ricchezze; furono anche fortunati dato che trovarono nel
bosco una cava di pietre preziose. Avrebbero potuto godersela tutti e tre...ma
non fu così. Infatti mentre due stavano caricando l'imbarcazione di quelle
pietre grezze, il Filibustiere pensò bene di tener tutto per se.
Così durante quella notte li uccise nel sonno dopo averli drogati... il loro
"sogno" finiva qui.
Ma nemmeno il Filibustiere poté riposare tranquillamente...il Fato gli stava col
fiato sul collo.
Era tornato ancora una volta su quell'isola, carico di pietre preziose,
arrogante nella sua malvagità, fiero del suo "ultimo" operato. Percorreva come
al solito quel bosco che conduceva ai piedi della montagna, ma questa volta non
tornò indietro...ma...ehmm... non ricordo più cosa gli accadde."
Doil continuò "...si...morì sotto le macerie della cava...punito dalla sua
ingordigia. "
Edgar entrò nel discorso "...adesso ricordo! Fu proprio il guardiano della cava
che lo uccise! Era un enorme lucertola, ricoperta da uno strato di scaglie color
cremisi. Sicuramente era stata creata da qualcuno di molto potente e malvagio,
con il compito di proteggere la cava. Il Filibustiere pietrificò di fronte a
tale visione. Dalle larghe fauci fuoriuscì una nube di gas che, avviluppando
l'uomo, lo soffocò."
Stan deglutì velocemente e si affrettò a puntualizzare "...no, no non è andata
così! La vera fine dell'uomo la ricordo io. Doil diceva bene, il Filibustiere
passava sempre per il bosco e proprio qualcosa lì che lo punì. L'uomo venne
attratto, insolitamente, dalla bellezza di quell'enorme albero che ogni volta
doveva aggirare per giunger alla sua amata cava. Si avvicinò alla robusta
corteccia, di un colore nero, che sembrava inghiottire ogni fonte di luce.
L'uomo ne fu totalmente incantato, posò la sua mano su di essa...ne venne
imprigionato all'interno, per tutta l'eternità.
Sicuramente quella corteccia divenne nera perché carica della malvagità umana."
Si dice che chi passi vicino a quell'albero possa ancora udire i dannati lamenti
di chi, come il Filibustiere, tradì.
LEGGENDA
Si narra che sulla cima della montagna dell’isola si erga un antico tempio,
vecchio luogo ove la meschinità umana e la voglia di spargere odio e sofferenza
si fondevano con le arti magiche di coloro che, isolati dal “comune”,
praticavano i loro artefici con la massima sagacia.
VRYKOLAKAS IL PAZZO
Avventuriero
"L'unicorno nero? Ormai è storia! Il suo lungo corno fa da arredamento
nella mia sala da pranzo. Non è stato difficile prendere quella specie di
cavallo, anzi x dirla tutta è lui che è venuto da me, e a quel punto, non è
stato difficile abbatterlo con la mia fedele Ascia, due colpi alla base del
collo, ed è andato giù come uno zombie che inciampa su se stesso.
A breve porterò in Taverna le prove..."
VRYKOLAKAS IL PAZZO
Avventuriero
"...un brindisi in mio onore!! in onore di chi ha reso zoppo
con un sol colpo il famoso Unicorno nero, e vi dirò di più, l'unicorno non è
nero ma giallo come il sole!! Peccato non possa più correre e montare
puledre. Con un sol colpo, vi dicevo, gli ho portato via entrambe le zampe
sinistre!! e dunque alzate i calici in onore di Vrykolakas Il Pazzo!!"
DIMITRI
Frequentatore della locanda
Salve, il mio nome è Dimitri, e mentre sorseggio questa ottima bevanda ascolto
le vostre storie...
Sono vere, in parte, sono false, in parte, nessuna però ha una base di verità,
come la storia che sto per raccontarvi... mettetevi comodi ed udite il grande
Dimitri, cavalcatore di muli...
Ero in sella al mio mulo, Arios è il suo nome, e camminavo lungo la strada che
mi portava all'isola... si! Proprio una strada... si ergeva innanzi ai miei
occhi, quasi fosse un'enorme secca che mi permetteva di giungere all'isola senza
nemmeno bagnare gli zoccoli al mio amico...
Si alzava sempre di più questa secca... ma, ahimè!
Cosa scorsero i miei occhi?! Ma... no... non è possibile... non credevo ai miei
occhi. Non era una secca, bensì la schiena di un drago marino... Si sollevò e
cercò subito di azzannarmi con le sue tremende fauci, ma io... eh eh eh... lo
colpii agli occhi con la mia spada. Arios finì di ucciderlo, mordendolo alla
gola e il sangue versato bagnò le acque... ahimè pensavo, l'Unicorno Nero era
attratto dal sangue, mi raccomando, voi della locanda date ascolto a questa
faccenda. Improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno vidi farsi largo tra le
nubi un destriero nero che con forza dirompente avanzava col vento che
accarezzava la sua criniera...
Venne verso di me, per uccidermi naturalmente, volava a gran velocità... ma il
mio fidele amico era più veloce: con un balzo si mise in mezzo tra me e il
mostro, e con un rapido morso gli strappò la coda e dopo averla ciancicata per
ben dieci volte, la sputò in mare.
Purtroppo il mulo venne ferito dal moncherino della gamba della bestia, mutilato
se non sbaglio da Vrykolakas il grande guerriero...
Per lui non ci fu altra sorte che non la morte... ma il futuro dell'Unicorno
nero sarà quello di un cavallo senza coda, umiliato, e con il culo di fuori!
GILTORED
Frequentatore della Locanda
Ho visto strane cose giù al Sud! Circolano strane voci e la gente inizia ad aver
paura e a lasciare le proprie case ed i campi per fuggire qui all'Ovest!
Da quando le antiche montagne oltre l'altipiano di Gorgoroth hanno ripreso a
emettere fuoco e fiamme le cose non sono più le stesse e c'è chi è pronto a
giurare che il NEMICO sia tornato di nuovo a turbare la nostra pacifica Terra di
Mezzo, senza contare poi che ho visto più volte scorrazzare per le vie maestre
il vecchio Gandalf il Grigio... quel maledetto stregone è un corvo che annuncia
sempre tempeste e sciagure ed il fatto che abbia ripreso a viaggiare non porterà
certo buone cose...
TORRY BRILLELMO
Frequentatore della locanda
Gandolf non può più nuocere ad alcuno... l'ho ucciso con le mie stesse
mani. Questo è tanto vero quanto è vero che lo zoccolo dell'unicorno nero
sta appeso in camera mia... si.
Gandolf lo seguiva per studiarlo... io ho beccato tutti e due e con un
colpo d'ascia... boommm, prima uno, sbang, poi l'altro caddero a terra
innanzi ai miei occhi... ah ahah ahah ahaha stoltiiii ahahaha
INFORMAZIONI
L'unicorno Nero non è altro che una locanda (ambientata nel mondo di D&D, o
simile) sulla
quale è nata una leggenda o una verità. La voce si è sparsa velocemente nelle
varie regioni, cosi avventurieri, studiosi, mercanti, si recano sul posto per
aver maggiori informazioni sull'unicorno e sulla misteriosa isola. Tali
informazioni sono date dalle testimonianze degli avventurieri che si sono recati
personalmente sull'isola, dai normali frequentatori della locanda e naturalmente
dalla storia del locandiere dalla quale tutto è nato. Reperite le informazioni,
i più temerari si recano nella vicina isola per scoprire il mistero
dell'unicorno nero e nella speranza di trovare tesori nascosti: anche se
incoscienti dei mille pericoli e locazioni che si trovano su di essa.
Naturalmente saranno i vostri racconti che pian piano sveleranno l'identità
dell' isola.
Esempi di racconti tipici sono riportati nella sezione dei racconti.
Tutto è possibile all'Unicorno Nero. Tutto e possibile grazie alla vostra
fantasia.
Quindi scrivete la vostra storia e inviatela al più presto con l'apposito
Form
(in attivazione)
o via
Mail!!!
Suggerimenti e requisiti per i racconti :
Racconti non dispersivi o lunghi.
Inviate (se volete) anche una descrizione del personaggio (narrante), storia, nome del gruppo ecc.
Specificare possibilmente la tipologia
del racconto (esperienza vissuta dall'avventuriero, leggenda, storia
inventata da frequentatori del posto, ecc).
In questa pagina man mano che aumenteranno i racconti da voi inviati verrà data una maggiore descrizione dell'isola o della locanda per facilitare il vostro racconto.
I dettagli scoperti fino ad ora sono:
Testo nero = Informazione certa
Testo viola = Leggenda
Testo blu = Storia inventata
La locanda si trova all'estremo di un altura che da sul mare.
Dalla locanda è possibile scendere alla spiaggia sottostante grazie a degli scalini naturali sulla roccia.
Sulla spiaggia è stato costruito recentemente un piccolo porticciolo da dove sbarcano le imbarcazioni dirette verso l'isola.
L'ISOLA
Alcun nome definitivo è stato dato all'isola.
L'isola si trova a mezzora di barca dalla locanda.
L'unico punto naturale di accesso è costituito da due braccia di roccia al cui interno si trova la spiaggia e la salita verso il centro dell'isola.
Alle estremità delle braccia vi sono due enormi visi umani scolpiti.
Subito dopo la salita vicino la spiaggia, vi è una fitta vegetazione costituita da un bosco.
Nelle vicinanze del bosco vi è una cava di pietre preziose (protetta dal suo guardiano).
Presenza di magia nel bosco.
Sulla cima della montagna si trova un antico tempio, una volta utilizzato per scopi magici.
L'UNICORNO NERO
E' stato per ora avvistato (che si sappia) una sola volta dal locandiere.
Il suo corno è sfregiato.
Non si conoscono la sua reale natura e poteri.
L'Unicorno è ormai storia vecchia. E' stato ucciso da Vrykolakas il pazzo.
Entrambe le zampe sinistre dell'animale sono state recise da Vrykolakas il pazzo.
Torry brillelmo è stato l'ultimo ad uccidere l'Unicorno Nero.
l'Unicorno Nero è attratto dal sangue
LA STORIA
Passare le sere tra un boccale di sidro e qualche storia
era ormai divenuto un arte per chi frequentava l'Unicorno Nero. Nella città era
il luogo di ritrovo più famoso per gli avventurieri; come il rullo dei tamburi
eccita il coraggio dei soldati così la nomina di quella locanda risvegliava, in
quegli avventurieri, il desiderio di scoprire il vero o il falso. Solamente i
più temerari avevano il coraggio di sfidare la leggenda, gli altri, si facevano
portavoce delle loro gesta.
In quella locanda i muri avevano sentito più storie di ogni altro viandante.
"...si, sono Egon il locandiere. Bene le dirò quel che conosco, ma prima di
cominciare sarebbe meglio berci sopra!" (...) "...tutto nacque una notte di
piena estate, gli affari, nei primi due mesi, non erano un granché. Ma
dall'arrivo di Quel uomo tutto prese un'altra piega. Diceva di chiamarsi Kinson
Gay Ravenlock, veniva da molto lontano, forse due o tre regioni da qui. Era un
tipo strano, sicuramente celava Qualcosa il suo arrivo, perché così tanta strada
per giungere in questa città?
Non dava mai troppa confidenza, eppure era qui tutte le sere, solo, avvolto
nella sua solitudine, con lo sguardo fisso su quella mappa. Più di una volta mi
chiesi il suo contenuto. Servivo personalmente quel tipo, ed ogni volta che
tentavo di saperne di più, subito venivo allontanato dal suo sguardo irritato
dalla mia invadenza. Per suo rispetto portai lontano il mio interesse da lui.
Quella sera però la mia attenzione fu presa ancora un volta da quel tavolo:
diversamente da altre occasioni l'uomo era in compagnia di un altra persona.
Insieme quei due stavano discutendo, sicuramente di quella mappa. Non ebbi tempo
di indagare sul fatto, che il nuovo arrivato era già diretto verso l'uscita.
L'altro invece aveva scolpito sul volto un'espressione che mai aveva tenuto
prima d'ora; l'uomo sembrava aver colmato le lacune che nei giorni passati gli
avevano portato non pochi turbamenti.
Poco dopo anche lui dopo aver pagato il conto si affrettò verso l'uscita, la
curiosità mi spinse a seguirlo.
Uscii dal locale, scesi i naturali scalini formatisi col tempo che conducevano
alla costa. Vidi l'uomo immobile con sguardo fisso verso l'isola, che si trovava
a poche centinaia di metri da noi. Subito mi fermai per non farmi scoprire.
Assistei al più bello spettacolo che avessi mai visto: un unicorno dal colore
nero proveniente da quella misteriosa isola, era diretto verso l'individuo.
Questo sguainò velocemente la spada e appena fu alla sua portata sferrò un colpo
verso la fantastica creatura. Parte del suo corno venne tranciato via. A quel
gesto non volli credere: con quale coraggio ferire un animale di tanta bellezza
e di tale rarità, mi chiesi; eppure quell'uomo ne era stato capace.
Subito dopo mi dovetti ricredere, quella che fino poco prima era sembrata un
innocua creatura, stava assumendo un espressione tutt'altro che rassicurante.
L'uomo sembrò spaventato, ne aveva ragione. Dal corno scheggiato fuoriuscì una
luce bianca che mi accecò temporaneamente.
Appena questa cessò non c'era più, ne l'uomo ne la bestia. Mi guardai intorno.
Portai il mio sguardo verso l'isola e vidi l'unicorno. Sembrava il re dei cieli.
Passarono pochi secondi prima che la creatura volante sparisse tra le fronde
della vegetazione poco distante. Fissai ancora per qualche attimo quel punto,
poi me ne andai.
Proprio mentre stavo tornando alla mia locanda notai un qualcosa che brillava
tra i granelli di quella bianca spiaggia. Mio Dio! Era un frammento di quel
corno. Chissà quanto poteva valere. Non esitai un secondo di più, lo presi e
tornai indietro. Ero eccitato al pensiero di far sapere a tutti quel che era
successo...e non era solo una mia fantasia, il corno lo poteva testimoniare.
Da quel giorno di soldi ne vidi parecchi, non per l'oggetto ritrovato, ma grazie
a quegli avventurieri che prima di approdare alla ormai famosa isola,
soggiornavano alla mia locanda per aver maggior informazioni".
NON ANDATE IN QUELL'ISOLA PRIMA DI CONOSCERE LA VERA STORIA
DELL'UNICORNO NERO!
La Taverna dell'
Unicorno Nero