Il cavaliere


C'era una volta, in un tempo sfumato e remoto, popolato da cavalieri, re e onore, un nobile valoroso guerriero corazzato da un'inespugnabile armatura. Il miglior guerriero di tutte le ere, il più tenace, forte, leale coraggioso guerriero. Il più valoroso. Costui, era noto per fama, tuttavia era sconosciuta la sua provenienza, e tantomeno le sue origini. La gente lo conosceva per sentito dire o per averlo visto direttamente dar prova delle sue qualità, durante una giostra, semplicemente avendo parlato con lui, o addirittura sul campo di battaglia contro il nemico. Non aveva un nome, né un volto, indossava sempre la sua lucente armatura che lo rivestiva da capo a piedi. Ma la sua presenza si sentiva nell'aria, portava con se un alone di sicurezza e protezione cavalcate dal suo onore e indirizzate dalla sua onestà. Le persone, pur non conoscendolo, lo sentivano vivere dentro di se, e sentivano che le nutriva di quella magia che mai avrebbe permesso al nemico di avanzare. Le proteggeva.
Ma un giorno qualcosa cambiò. Il tempo forse meglio saprà spiegare cosa accadde, perché questo non fu chiaro neanche agli occhi del narratore che in prima persona raccontò queste scene. Qualcosa cambiò. Il cielo si fece nuvolo, e da sereno, come sempre era, si scurì di nubi cariche e pesanti. Ma non era quel cielo da acquazzone, no, sembrava invece che non avrebbe piovuto mai più, le nuvole avevano cambiato paesaggio e si erano stabilizzate così, senza ulteriori mutazioni, trasformazioni, o movimenti. E la terra, assai assetata, aspettava arida una goccia, secca e screpolata, come fossero le labbra di un bisognoso. Ma questa goccia non cadeva, non cadeva, e le nuvole rimanevano a osservare cosa accadeva, in quella loro fantasiosa espressione ironica senza volto. Sembrava che tutto si era fermato lì. Non so che fine avevano fatto le persone, ma non c'era più nessuno nei paraggi, non un'anima che si facesse viva, per dire con la sua presenza : non sei solo! No. E neanche il tempo sembrava scorrere più, come se si fosse paralizzato in quella costringente scena tra l'umido e il secco, tra il giorno e la notte, tra la curiosità e la noia, tra la speranza e la rassegnazione. Anche quel poco di foresta, aveva cambiato aspetto. Sarà l'atmosfera fredda, sarà il colore delle nuvole, fattostà che le foglie di quella vegetazione, avevano assunto un colore indefinito tra l'azzurrino e il grigio. Non una foglia si muoveva, o forse nessuno ci faceva caso, comunque una sorta di vento fermo, immateriale, varcava talvolta la soglia di quella dimensione. 
Durò a lungo. Il tempo stesso si sarebbe confuso nello scandirsi, ma tutto questo durò a lungo. E divenne normale. Quasi che la memoria delle persone, che poi non c'erano, piano piano si fosse affievolita, avesse iniziato a far finta di non ricordarsi più della calda culla che proteggeva i tempi andati. Non ci volle molto per questo, per iniziare a far finta, non ci volle molto. Eppure tutto il tempo del mondo, non sarebbe bastato a disarcionare, nelle vie più subdole e sofisticate, la fedeltà di quel giovane in sella, che non aspettava altro che di essere trovato e riconosciuto, per scarcerarsi da quella paralisi che lo aveva congelato nella giungla. E venne quell'attenzione! Sotto forma di quella cosa a cui la gente non fa mai attenzione, ma venne, e si accorse. Quella voglia disperata di cercare, aveva trovato il cavaliere che ora sentiva scorrere di nuovo il sangue nelle vene.
Non glielo avevano più permesso. Ed era una furia. Buona e potente, che a colpi di spada si faceva strada. Nessuno capì veramente contro chi combatteva, e come lo facesse, ma era lui, non importava come. Quella profonda magia-fiducia di serenità che infondeva, gli spianava la strada e fu un attimo. Il tempo di svegliarsi, di passare dal sogno alla veglia, e di colpo tutto fu di nuovo. La gente, il sole, la foresta. Come quando improvvisamente ricordi quello che ostinatamente non voleva schiodarsi dalla punta della lingua. Ora, e ancora più potente di prima, faceva tutto lui. Il cavaliere. Sembrava fosse lui il detentore di quell'equilibrio, tanto si dava da fare, fonte di quella sicurezza che la gente aveva distrattamente dimenticato. Sembrava fosse lui il detentore. Ma sono convinto, che lo era, lo era veramente, non tanto perché quella forza sconosciuta che lo animava così potente, sembrava renderlo quasi un dio, ma perché metteva la sua forza con fedeltà a sostegno di un vessillo.

© Flap  Copyright 2000

Ancora please...     Io credo che...Ok, ora passiamo ad altro...