Jackie
(storia di una pecora travestita da cane)
E' il lontano 1986, per la
precisione il 22 Marzo 1986 (e intendiamoci, stiamo parlando del millennio scorso !)
quand'ecco che al mondo viene messo alla luce un nuovo cucciolo dalla razza
imprecisata...
Per un pezzo tutti credettero infatti che si trattasse di un incrocio
fra un Setter e un Cocker, ma solo in seguito, conoscendo meglio il suo carattere,
divenne evidente che si trattava invece di una pecora che si era travestita
meravigliosamente da cane. Il cane più buono del mondo. Ecco allora che nasce Jackie
in tutto il suo splendore. Era un frugolo, un batuffolo peloso, lo vidi per la prima nel maggio
successivo, a quel tempo facevo la terza elementare... mi innamorai subito di
lui. Jackie era piccolo, era tenero, era dolce, aveva una mascherina marrone intorno
agli occhi verdi. Me lo regalarono con un fiocco rosso intorno al collo e dentro un
cesto di vimini.
Gli detti immediatamente un nome, il nome più strano che potesse contenere un po' di
lettere straniere, e in realtà per come lo avevo battezzato io, il suo vero nome si
scrive Jeckiy.
Crescendo, fece innamorare chiunque di se, perchè era dolce, era affettuoso e
avrebbe dato l'anima per ricevere due carezze.
Aspettava sempre davanti al cancello per accogliere chi entrava o usciva. E noi lo
portavamo sempre dietro, anche d'estate quando partivamo per andare al mare.
Il veterinario diceva che stava in forma e provvedeva a vaccinarlo periodicamente.
Jackie era il padrone del giardino. Quando ne divenne consapevole, iniziò a
smantellarlo e riesumò una dozzina di ossa che erano sepolte sotto il prato (e spero
vivamente che si tratti delle ossa che davano al cane che c'era prima...). Da
giovanissimo era fortissimo, impunito e festoso : bastava aprire il cancello che lui
prima si sedeva lì vicino, e non appena aveva l'occasione, schizzava a 100 all'ora
per uscire a farsi una corsa all'impazzata fuori casa. All'inizio abbiamo provato ad
inseguirlo, ma quando ci siamo accorti che era impossibile, allora abbiamo iniziato a
lasciare il cancello semiaperto in modo che lui potesse rientrare a suo piacimento.
Ho un sacco di bei ricordi con lui, soprattutto perchè siamo cresciuti insieme, e da
bambino, quando scendevo in giardino, lo facevo partecipe dei miei giochi. Gliene ho
combinate di tutti i colori. Quando lo travestivo con gli stracci rosa, quando
salivamo insieme su un'altalena gigante, quando gli tappavo il naso, quando gli
prendevo l'osso, quando lo avevo legato alla bicicletta perchè mi trainasse, quando
con lele gli avevamo legato lo slittino al collare (e lui era scappato di corsa per
strada con lo slittino che lo inseguiva)...
Ma era un sacco affettuoso, e gli volevo un mondo di bene. Con mio padre gli
costruimmo una bella cuccia gialla con una J gigante nera disegnata sulla facciata.
Se la godeva proprio quella cuccia! Gli avevo insegnato a venire quando lo chiamavo,
a saltare, e a sedersi, e più passava il tempo, più sembrava capire quello che gli
accadeva intorno e quello che facevano questi strani esseri umani che vedeva sempre
indaffarati intorno a lui.
Nella storia della sua vita, si trovò a convivere con altri animali, gatti, con cui
andava d'accordo, e cani con cui a volte tirava su delle risse epiche. Poverino, vide
crescere sotto i suoi occhi un cucciolo di pastore maremmano, Poldo, che suo malgrado
continuava a crescere fino a diventare il doppio di lui, chissà che gli passava per
la testa, povero piccoletto orgoglioso... e ogni tanto la cosa non gli andava giù.
Crescendo Jackie diventava saggio, aveva un sacco da fare con il suo vicino di casa
Frizz, ed era indaffaratissimo a cercare gatti fuorilegge, a proteggere i nostri, e
ad avere tutto sotto controllo. Sembrava un Ranger. Ogni tanto marcava il territorio
facendo pipì su un albero, Poldo vicino a lui annusava e ci rifaceva pipì sopra,
Jackie immediatamente si riaffacciava col muso annusando il tutto, e faceva a sua
volta ancora pipì sempre sullo stesso posto. Voleva avere l'ultima. Tra tutti e due
li ho visti fare cose indicibili quando mangiavano l'erba e poi vomitavano per
terra...
Jackie impazziva quando capiva che lo stavo per portare a fare un giro; bastava che
toccassi il guinzaglio appeso vicino alla porta perchè lui drizzasse le orecchie in
segno di attenzione (e drizzasse si fa per dire, era così tenero a cercare di alzare
quegli orecchioni penzolanti, con quello sguardo tutto fiero e orgoglioso...).
Sembrava dire con lo sguardo :<<Ho capito bene ? Stiamo andando ?>> e al
primo movimento, iniziava a fare un sacco di feste. Aveva la coda più folta del
mondo. Ricordo quando mio padre ci portò in carriola tutti e due, quando andammo in
campagna, quando me lo portavo nelle mie avventurose esplorazioni tra i cespugli e la
fitta vegetazione. Cane fedele. Non avrebbe fatto male ad una mosca. Nonostante ogni
tanto tornasse alla cuccia sanguinante dopo aver vivamente discusso di loro questioni
importanti, nonostante questo, non attaccava mai in modo feroce, selvaggio. Al più
dava un avvertimento, per farti capire che era presente. Gli volevo un bene
dell'anima. Era vispo, vivace e dolcissimo, una scheggia. E che tenerezza quando lo
vedevo che piangeva nel sonno e lo andavo a svegliare con una carezza. Come quando
era cucciolo, voleva la buonanotte, bastava una carezza prima di dormire e non
avrebbe mai pianto per tutta la notte. Anche lui mi ha visto crescere, per le
elementari, le medie, le superiori e università. Non è poco, e mi ha seguito in una
serie di età importantissime nello sviluppo di un essere umano.
Io poi ci giocavo, sperimentavo, una volta l'ho registrato mentre abbaiava e quando
gli ho fatto risentire la sua voce, ha iniziato a rispondere alla registrazione
abbaiando nuovamente. Chissà che si è detto...
Poi un giorno, nel 1995, Jackie si ammala gravemente. Perde l'uso di entrambe le
zampe posteriori. Il veterinario dice che ha uno strano schiacciamento di una
vertebra che impedisce il passaggio di impulsi nervosi. Test su test, lo da per
spacciato. Jackie è triste. Non riesce più a muoversi, fa i bisogni addosso ed io non
posso dimenticare il suo sguardo durante questa agonia, in cui esprimeva stanchezza
di quella condizione.
Non ce la faceva più a stare in questa situazione. Il dottore ci consiglia di sopprimerlo, e
Jackie è finito.
No. Jackie non morirà in questo modo. Non per mano nostra. Mio padre, un uomo davvero
eccezionale, inizia a progettare e infine costruisce una particolare "sedia a rotelle" per
cani, che ha un portentoso meccanismo di ruote e molle in grado di rendere di nuovo
indipendente il nostro amato Jackie.
La proviamo, la prova, funziona. Immediatamente, nel passare da sdraiato a quattro
zampe, Jackie cambia umore e improvvisamente sembra rinascere. Povero, trottante con
quella sua carrozzina che gli ha salvato la vita. E come posso scordare quando quelle
volte in cui lo trovavamo sdraiato in giardino, caduto e che non riusciva a
rimettersi in piedi. Lo abbiamo seguito un sacco, oltretutto senza perdere la
speranza. Un giorno lo portiamo in un famoso centro veterinario neurologico dove il
medico, dopo aver esaminato il cane, di dice:<<E' grave, ma come ultima
speranza, provate a fargli queste 10 iniezioni nei giorni avvenire>>. E così
è stato. Ma alla sesta iniezione, al sesto giorno, io stavo affacciato alla
finestra, e vedo l'incredibile.
Jackie, come al solito con la sua carrozzella sta trottando per il giardino,
quand'ecco che come Forrest Gump, mentre corre, si inizia a scrollare di dosso quel
suo meccanismo, e continua, continua, continua a correre come se volesse spiccare il
volo, finchè finalmente nel culmine di questa crescente emozione, rimane
completamente libero di correre da solo, con tutte e quattro le zampe, di nuovo solo
con le sue zampe come faceva un tempo.
Jackie ce l'ha fatta. Aveva tutti contro, veterinari, statistiche, eutanasie, tutti
eppure ce l'ha fatta. E' incredibile, ma ha fatto un'espressione particolare che mi
è rimasta impressa. Sembrava veramente dire col cuore <<Grazie>> e per
quello che ho percepito io, da lì la sua fiducia nei nostri confronti è diventata
veramente illimitata. Credo che chi si sia veramente affezionato ad un cane, sappia
di cosa sto parlando.
Felicemente la sua vita riprende e per come si erano messe le cose, si allunga
di un bel po', quasi di un terzo. Procede così nel suo cammino, invecchiando saggiamente, sempre qui a
casa, dove ha vissuto.
Che tenero da vecchietto, non ha mollato mai, sembrava sempre essere sorridente. E
vecchiarello inizia a perdere qualche colpo prima con la vista e poi anche con
l'udito, rimanendo comunque il mio Jackie, dolcissimo e amato da morire.
Jackie raggiunge il suo quindicesimo compleanno e appena due giorni dopo, esce come
al solito per fare un giretto. Quella mattina, il 24 Marzo 2001, mio padre entra in
camera e mi sveglia dicendo:<<Brutte notizie>>. Pur non sapendo nulla, capisco subito che non
l'avrei più rivisto, non avrei mai più visto il dolce Jackie scodinzolante. L'avevo
salutato l'ultima volta proprio la sera prima, quando nella cuccia, gli avevo fatto una
carezza prima di coricarmi.
Jackie se ne va inaspettatamente investito da un'automobile, davanti casa mia. Lì
per lì sviene, e di corsa i miei lo portano in un ambulatorio per cani, dove il suo
tenero cuore
cessa di battere mentre riposava circondato dai veterinari che dopo avergli intubato
i polmoni, all'opera con i massaggi cardiaci, e pronti con medicinali, si facevano in quattro per cercare di non perderlo.
Jackie parte per un viaggio.
Il giorno stesso, con mio padre, lo seppelliamo avvolto in una mia coperta, e sopra
di lui piantiamo un albero.
In tutti questi anni in cui sono cresciuto insieme a lui, Jackie mi ha insegnato
molto, tantissimo, e il ricordo che ne ho, mi apre sempre il cuore.
Adesso lui vive in me e in chi vuole dargli vita.